Cile: il cambio si chiama Piñera

Autore: 
Angelo d'Addesio
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Dovevano essere le elezioni del cambio in Cile e le attese non sono state smentite.
Sarà il ballottaggio di gennaio a decidere il nuovo presidente cileno, ma per la prima volta in venti anni la destra è ad un passo dalla vittoria e parte in notevole vantaggio sulla Concertacion di centro-sinistra. Sebastian Pinera, l’imprenditore che ha riunificato la destra sul suo nome, fra gli uomini più ricchi del mondo, già sconfitto da Michelle Bachelet nel 2005, ha ottenuto il 44% dei consensi, quindici punti in più di Eduardo Frei, espressione della vecchia ala democristiana con poco carisma ed imposto dalla dirigenza di partito, già orfana di Bachelet e disorientata dal rifiuto di José Miguel Insulza. In prospettiva del ballottaggio Frei cercherà possibili alleanze, sia con l’estrema sinistra di Arrate che ha ottenuto il 5% che soprattutto con l’outsider indipendente Marco Enriquez Ominami, 36enne che ha calamitato il voto giovanile, attestatosi al 20% e che ha già affermato di non avere alcuna volontà, né alcun potere di dirottare i voti verso l’uno o l’altro candidato e pensa in grande per il 2013 quando probabilmente la sinistra non potrà fare a meno di lui.
Piñera si è imposto in undici regioni su dodici ed ha incrementato la percentuale prevista dai sondaggi che lo indicavano fra il 36-39%. Si votava anche per la metà del Senato e per l’elezione di 120 deputati . Nel primo caso la Dc di Frei ha tenuto bene, pareggiando il conto con l’Union Democrata Independiente di destra (9 senatori ciascuno), peggio sono andati gli alleati, ma se a destra Renovación Nacional mantiene 7 senatori, sono socialisti e radicali ad aver subito le perdite più pesanti. Nella Camera Bassa, nonostante la crescita dell’UDI con 36 seggi, la destra resta in leggera minoranza con 58 seggi totali ma il conflitto interno fra i partiti del centro-sinistra potrebbe bastare per formare una maggioranza, anche se risicata, in favore del probabile presidente.
Il cambio c’è stato ed in tutti sensi. Al Senato nomi importanti come il socialista Adolfo Zaldivar e l’unionista ed ex candidato alla presidenza Joaquín Lavín sono clamorosamente saltati. E’ chiaro come dalle elezioni emerga la sconfitta personale di Frei, troppo uomo di partito e troppo poco trascinatore popolare. Pinera invece è un atipico uomo di centro-destra, liberista ma ammiratore delle politiche sociali della Bachelet, favorevole alle unioni omosessuali e comunque interessato alla prosecuzione della campagna giudiziaria per i reati commessi durante la dittatura, di cui è stato uno dei pochi oppositori da destra. Visto dall’Italia lo scenario cileno ricorda molto il 1994 ed a gennaio infatti ci sarà una poco gioiosa macchina da guerra contro un leader a metà fra Berlusconi, Bloomberg e Cardoso.