Elezioni Uruguay: panoramica sui candidati
Il futuro ed il passato si incrociano nella giornata elettorale che il popolo uruguayano si appresta a vivere questa domenica.
Si voterà infatti sia per il nuovo presidente che dovrà succedere a Tabaré Vasquez, il primo capo dello stato della sinistra in centosettanta anni di storia e ventiquattro anni di effettiva democrazia, sia per l’abrogazione della Ley de Caducidad uno dei residui provvedimenti di perdonismo nei confronti di politici e militari coinvolti nelle sparizioni durante gli anni di dittatura (1973-1985).
Perfino la sfida presidenziale oppone due uomini dal passato completamente diverso e con una visione politica per il futuro assolutamente agli antipodi. Da un lato José “Pepe Mujica” ex guerrigliero Tupamaro, incarcerato per quindici anni durante la dittatura militare e poi capo di uno dei movimenti fondatori e maggioritari nel Frente Amplio, appartenenti all’ala più oltranzista, dall’altro Luis Alberto Lacalle ex presidente dal 1990 al 1995 fautore del liberismo e delle privatizzazioni della metà degli anni ’90 e seguace dell’Herrerismo una delle correnti di pensiero storiche dell’Uruguay, artefici dell’indipendenza del paese. “Non vedo rispetto alle altre campagne una concettualizzazione dei programmi.
Dal 1989 le campagne sono tutte uguali. Quello che accade è una specie di approfondimento dei compromessi che la politica comincia ad avere con i mezzi di comunicazione ed specialmente con la televisione. Il proprio periodo di governo sembra una dilatata campagna elettorale”, ci dice Anibal Tato, redattore da molti anni in Uruguay per Radio Emilia.
I programmi sono molto diversi. Nel segno della continuità con Vasquez, quello di Pedro Mujica che ha promesso 200mila nuovi posti di lavoro, il perfezionamento della legislazione sociale già introdotta dall’attuale presidente e la creazione di una banca di investimento per la micro-impresa. Al suo fianco ci sarà come vice Danilo Astori ex ministro dell’economia e su posizioni più moderate.
Lacalle invece riproporrà la ricetta delle alleanze con i paesi esteri, Cina, India e Russia ed è invece più scettico sulle alleanze regionali nel Mercosur e resta favorevoli alla ricetta di taglio alla spesa e di privatizzazione. Quanto alla campagna elettorale, non sono mancati colpi bassi fra i candidati con Mujica accusato di essere estremista e perfino avverso al suo partito, Lacalle e Bordaberry a loro volta indicati come residui del passato. Riprende Tato,“ Il dialogo è stato abbastanza scortese soprattutto tra i due principali candidati.
Dobbiamo sottolineare che ogni partito ha le sue proposte di governo ma hanno avuto la preoccupazione di far notare le debolezze del partito contrario”. Sul ruolo della comunicazione è ancora più drastico:” In queste elezioni uruguaiane non sono stati organizzati dibattiti. Nei mezzi di comunicazione hanno giocato un ruolo le fotografie, i colori delle bandiere, la folle, le carovane, la musica. I mezzi non sono in grado ad esporre la parte metafisica della politica. Sono in grado di accendere il fascino, perchè ognuno s´innamori della gigantografia che vediamo ovunque”.
Nessun vincitore potrebbe uscire dalle urne questa domenica, in quanto Mujica che pure spera nel voto degli indecisi è dato al 46% contro il 29% di Lacalle, l’11% di Bordaberry del Partido Colorado ed il 3% di Mieres del Partido Indipendiente e neppure il referendum sulle amnistie dittatoriali potrebbe avere buon esito visto che i SI sono fermi al 47% che coincidono quasi con i voti del Frente, unico partito a fare apertamente la campagna sul tema. A novembre il carozzone elettorale.
Chiude Tato:”Dopo le primarie, le elezioni nazionali, ci sarà il ballottaggio e le elezioni dipartimentali. La democracia ormai viene visuta come l´episodio elettorale concreto, quel punto di godimento dove ogni persona mette il suo voto nelle urne ed aspetta il risultato”.

