Reporters da/per l'America Latina
Lima, 18/06/2009: Il governo di Lima ha accettato di revocare due dei dieci decreti legislativi all’origine delle proteste indigene in Amazzonia.
Al termine di un incontro con i dirigenti nativi (Apus) a Mazamari, nella selva centrale della regione di Junín, il primo ministro Yehude Simon si è impegnato a presentare oggi stesso al parlamento la proposta di abrogazione dei decreti 1090 e 1064, conosciuti anche come ‘leyes de la selva’, che regolano l’uso e lo sfruttamento delle risorse idriche e naturali, contestate dai popoli nativi perché ritenuti lesivi dei loro diritti.
Il resto dei decreti del pacchetto approvato alla fine dello scorso anno nel piano di adeguamento della legislazione nazionale al Trattato di libero commercio (Tlc) con gli Stati Uniti dovrebbero essere valutati da Gruppo nazionale di coordinamento per lo sviluppo dei popoli amazzonici che si insedierà oggi a Lima.
“Chiedo un milione di volte perdono. A prescindere se uno sia responsabile o meno, come primo ministro devo chiedere perdono” ha detto Simon, usando toni e parole in netto contrasto con le affermazioni degli ultimi giorni, riferendosi agli scontri del 5 Giugno, conclusi, secondo il governo, con 24 poliziotti e nove indigeni uccisi; le organizzazioni indigene parlano invece di diverse decine di vittime tra i nativi, oltre ad alcuni ‘desaparecidos’.
“Dobbiamo risolvere i problemi con i fratelli amazzonici, condurre il paese alla pace, dopo questo non avrò problemi a dire al presidente: ce l’abbiamo fatta e porremo il nostro incarico a disposizione” ha aggiunto il primo ministro.
In attesa dei nuovi sviluppi e dell’arrivo, oggi, del relatore speciale dell’Onu per i popoli indigeni James Anaya, i rappresentanti dei popoli nativi hanno accettato di sospendere per quattro ore al giorno il blocco installato lungo la strada che unisce i centri di La Merced, La Oroya e Lima, arteria vitale per il paese.
“Non vogliamo più proseguire il confronto, in un modo o nell’altro vogliamo cercare il dialogo” ha detto Daysi Zapata, vice-presidente dell’Associazione interetnica di sviluppo della selva peruviana (Aidesep), organizzazione che ha promosso la mobilitazione indigena ma che resta per il momento esclusa dai colloqui col governo centrale; il suo presidente, Alberto Pizango, è accusato di sedizione e resta al momento rifugiato presso l’ambasciata nicaraguense a Lima, che gli ha accordato l’asilo politico.
Sul fronte diplomatico si è aperta nel frattempo una nuova controversia con la Bolivia, il cui presidente, l’indigeno aymara Evo Morales, ha definito le violenze in Amazzonia “un genocidio del Tlc”; in risposta, Lima ha richiamato il suo ambasciatore a La Paz.(da internationalia)