Le fiamme vere non si spengono mai

Autore: 
Angelo M. D'Addesio
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Diletta ha già detto tutto nel suo editoriale. Lei, una coraggiosa ed eccellente “vagabonda” che vive per viaggiare, raccontare, appassionarsi alle storie degli ultimi, agli angoli più misteriosi e brillanti della natura, ha ragione ad invidiare chi viaggia e nel dire che ormai l’informazione vuole per forza omologare tutto, vuole omologarci e chiuderci in simboli e slogan. Tutto è scontato, tutto è commerciabile.
In questa casa che si chiama Andinamedia, io non sono come tutti gli altri, sono un intruso. Sono arrivato in una casa che mi ha attratto ed accolto, già costruita ed arredata, ma non era casa mia. Io nel mio piccolo e nella mia modestissima carriera di scrittore libero come amo presentarmi, perché sono privo di qualifiche, ho più volte lasciato parlare gli altri affinché potessero raccontarsi e raccontare. Io ho viaggiato con le parole e con l’entusiasmo, ma le suole delle mie scarpe sono molto più pulite.
Ed in questi giorni in cui Andinamedia sembrerebbe ammainare la bandiera, salutare tutti e mettere un punto esclamativo sulla sua pagina, voglio dire a chi c’è e ci sarà che le fiamme si possono schiacciare con un piede, acquietare con l’acqua, soffiarvici sopra per sviarle, ma restano sempre accese. E non è una questione di partire o non partire, di avere soldi oppure no e neppure di coraggio, perché quando qualcosa deve succedere allora succede e non c’è paura che possa bloccare.
A Diletta che le sa molto meglio di me queste cose, voglio dire che ci sono popoli che continuano a gridare, luoghi che meritano di essere raccontati, uomini che lavorano ogni giorno, cercando qualcuno che li ascolti, li diffonda, li aiuti. Tutti hanno un ruolo. Chi parte deve raccontare e cercare qualcuno che accolga, chi resta deve accogliere, approfondire, discutere. E’ vero, mancano i soldi, manca l’entusiasmo, le porte si chiudono tutte e la tentazione è mollare, cercarsi un nuovo lavoro, anzi un ripiego. Sì, potrà andare anche così, ma l’unica musica per chi ha sempre scritto, è il ticchettio di una tastiera, la voce di una persona, il fotogramma di un momento di vita. Passerà la nottata? Non lo sappiamo. Allora cosa fare? Lascio la risposta a chi ha consumato molto più della suola delle scarpe, disegnando pagine di storia, mentre faceva…il rappresentante della Olivetti.

“Quanti massacri, quanti terremoti avvengono nel mondo, quante navi affondano, quanti vulcani esplodono e quanta gente viene perseguitata, torturata e uccisa! Eppure se non c'è qualcuno che raccoglie una testimonianza, che ne scrive, qualcuno che fa una foto, che ne lascia traccia in un libro è come se questi fatti non fossero mai avvenuti! Sofferenze senza conseguenze, senza storia. Perché la storia esiste solo se qualcuno la racconta. E' una triste constatazione; ma è così ed è forse proprio questa idea, l'idea che con ogni piccola descrizione di una cosa vista si può lasciare un seme nel terreno della memoria, a legarmi alla mia professione..."
Tiziano Terzani (da Un indovino mi disse)

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